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intervista

Don Riccardo Tumminello e la “Regola” di San Benedetto nell’Abbazia di San Martino delle Scale rivolto a tutti

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Qual è il motto della Regola benedettina e che cosa significa? Spesso il contenuto della tradizione benedettina è riassunto con la formula “ora et labora“ (prega e lavora). Questa formula è originaria del tardo medioevo e nella sua completezza si legge “ora et labora et lege” (prega e lavora e leggi).

Incontriamo il Foresterario dell’Abbazia (beneficio ecclesiastico connesso al Monastero) Don Riccardo Tumminello soprattutto perché sopraffatti, negli ultimi tempi, da tanto rinnovato interesse per questo luogo con una storia che affonda le radici in un periodo molto lontano da noi. Ventisei sono gli anni di Don Riccardo che, nonostante la giovane età, possiede una pienezza d’intenti e soprattutto di voglia di ripristinare e solidificare l’avvicinamento di tanti cittadini alle virtù del mondo benedettino. Il monastero – prosegue Don Riccardo – non è solo il centro di spiritualità, ma un centro di cultura, nel senso più ampio del termine, dove è presente non solo quella cristiana ma tutta la spiritualità. Qualche tempo fa è venuto qua in visita al Monastero un Himmaham e la cosa più bella è stata quella di pregare insieme, ognuno secondo la propria religione. All’interno del monastero gira musica, arte, letteratura, tutta la cultura nel senso più ampio del termine, senza pregiudizi e senza limiti.

La domenica mattina sono organizzate anche visite guidate anche con il pranzo con la comunità monastica cucinato dai nostri monaci, soprattutto da Don Salvatore, che da un anno a questa parte è presente anche in un programma televisivo con “Le ricette del convento”, proponendo delle ricette antiche. Inoltre, proponiamo le degustazioni delle nostre birre e per chi lo volesse c’è anche un servizio di foresteria per quanti volessero passare qualche giorno in ritiro con la comunità monastica. Si dorme qui, si fornisce una camera con il bagno in camera, si prega con noi, si mangia con noi e soprattutto chiediamo soltanto un’offerta libera. Non interessa il prezzo, ma vivere e trasmettere questa esperienza monastica, assolutamente diversa dalla routine quotidiana, a qualche persona che vuole trascorrere qualche giorno di ritiro. Oggi- precisa Don Riccardo- i monaci presenti a San Martino delle Scale a circa 500 metri di altezza sul livello del mare- sono tredici e altri sei sono presenti nella comunità di Nicolosi (Catania.)

Le alterne vicende storiche dell'Abbazia di San Martino delle Scale sono essenzialmente legate ai periodi storici che ne hanno contraddistinto il lungo percorso di presenza sul territorio. Dall’inattendibilità di fonti certe che definiscono la sua fondazione realizzata da papa Gregorio Magno (604). In verità san Gregorio avrebbe fondato ben sei monasteri in Sicilia su altrettanti territori di proprietà della famiglia materna. Al contrario, esistono moltissimi documenti che legano l’abbazia alla prima metà del XIV secolo, dall’anno 1347. Di quell’anno, infatti, si conserva ancora l’atto di fondazione, redatto dalla cancelleria dell’arcivescovo di Monreale Don Emanuele Spinola. Facendo un salto in avanti negli anni- precisa Don Riccardo Tumminello- il complesso architettonico, la cui progettazione fu affidata all’architetto Venanzio Marvuglia che nel 1775 realizzò il nuovo dormitorio. La facciata di questa nuova struttura è lunga circa 137 metri, s’innalza su tre ordini ed è rivolta verso Palermo, a significare l’ideale collegamento che intercorreva tra il monastero e la città dalla quale provenivano la gran parte dei monaci di San Martino. Il secolo XIX rappresenta per l’abbazia di San Martino l’inizio di una crisi interna che, necessariamente, ridurrà il suo ruolo spirituale per la comunità ecclesiale circostante, e porrà fine a tutte le iniziative culturali.

La stessa confisca dei beni del 1866 e soprattutto la susseguente spoliazione del patrimonio storico-artistico giungono trovando la comunità monastica decimata e indebolita. Il servizio abbaziale era svolto in quegli anni da Don Luigi Castelli (1888).La ripresa della vita monastica durante tutto il Novecento segna anche il ripristino di alcune attività proprie della comunità monastica, la quale prenderà sede in una parte dell’antico complesso monumentale: l’insegnamento nel collegio e nell’alunnato monastico, l’allestimento di un laboratorio di restauro del libro, l’apertura al pubblico della ricostituita biblioteca e la rivendita di alcuni prodotti tipici del monastero. In chiusura di questa intervista Don Riccardo, forse a ricordarci della vitalità del mondo monastico benedettino ci rivela che tra le invenzioni dei monaci medievali ci sono l'orologio ad acqua, gli occhiali, la contabilità, ma anche il formaggio Parmigiano Reggiano! Forse, salutando e ringraziando Don Riccardo Tumminello, è giunto il momento di darci tutti una “Regolata”.

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Questa è un'intervista pubblicata il 08-10-2023 alle 19:57 sul giornale del 09 ottobre 2023 - 272 letture






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