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intervista

Il cardiologo Giuseppe Coppola: "Le aritmie cardiache richiedono trattamenti in costante evoluzione"

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Siamo chiamati comunemente e scherzosamente, anche da colleghi, gli elettricisti del cuore. Sostanzialmente è vero, dobbiamo mettere a posto gli impianti elettrici che governano il nostro cuore. Esordisce così al nostro incontro Giuseppe Coppola cardiologo e aritmologo- dell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) afferente all'UOC di Cardiologia, ma anche docente di Aritmologia presso la Scuola di Specializzazione in Cardiologia del Policlinico Universitario P. Giaccone di Palermo.

Le aritmie - pone l’accento Coppola - oggi sono diventate tra le patologie più rilevanti della salute pubblica e richiedono trattamenti in costante evoluzione. Vero è che una grande fetta della popolazione ha aritmie in cuore sano e quindi c’è una grande distinzione da fare. Un controllo elettrocardiografico potrebbe già, inizialmente, fornire un quadro abbastanza chiaro. La cardiostimolazione italiana ha sempre rappresentato un’eccellenza internazionale mentre, per quanto riguarda l’elettrofisiologia, la percentuale di ablazioni cardiache (procedure spesso risolutive per il paziente) eseguite, sono ancora quantitativamente minori rispetto al territorio nazionale.

Eletto tra i consiglieri del nuovo Consiglio Direttivo Nazionale dell’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC) per il biennio 2022-2024 precisa che la presenza di un’elettrofisiologia operativa e avanzata è importante ai fini delle classificazioni delle Aziende ospedaliere come Centri di riferimento o comunque di livello avanzato. L’AIAC è la società scientifica che raggruppa la maggior parte dei cardiologi italiani che s’interessano di aritmologia clinica e interventistica con l’obiettivo di promuovere e sviluppare la ricerca clinica, la formazione continua, l’educazione sanitaria per i cittadini e le buone pratiche per l’assistenza.

Bisognerà lavorare con le autorità competenti al fine di garantire standard qualitativi e quantitativi più uniformi sul territorio nazionale e, contemporaneamente, auspicare procedure di forniture più snelle e rimborsi più adeguati in considerazione dei costi di procedure e materiali. Ritengo comunque che i cosiddetti viaggi della speranza verso strutture ospedaliere dell’Italia settentrionale, siano già un ricordo, perché il livello delle prestazioni nel nostro territorio sono egualmente efficaci, chi li vuol fare non li fa certo per necessità ma per scelta. Anche le scuole di formazione stanno creando uno zoccolo duro di giovani medici che si stanno appassionando a questa branca e che naturalmente in seguito frequenteranno i Centri nazionali o internazionali, perché bisogna rimanere al passo con la tecnologia.

La scuola di formazione e specializzazione del Policlinico di Palermo in cardiologia è di ottimo livello, peraltro anch’io qui mi sono formato e in seguito ho proseguito la mia formazione a Brescia in quello che era ed è tuttora uno dei centri più specializzati d’Italia.Dopo sono stato richiamato, con grande soddisfazione qui a Palermo e non ci ho pensato due volte a ritornare a quella che ritenevo e ritengo tuttora casa mia.

Oggi, anche con i miei colleghi ospedalieri concorriamo insieme ai docenti universitari nella formazione di questi nuovi specializzandi che possiedono un’intelligenza vivace, sono grandi lavoratori pieni di curiosità e interesse, per cui bisogna sempre rimboccarsi le maniche perché ogni giorno ti attende sempre qualche domanda e bisogna essere, come si usa dire, sul pezzo. Ritengo - prosegue Coppola - che, come per tutte le attività mediche, il continuo aggiornamento, il confronto continuo, le metodiche innovative e sempre meno invasive, i nuovi farmaci, rappresentano il cardine di una sanità che mette al centro il paziente con tutte le sue fragilità ma anche con le migliori attese di cura.

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Questa è un'intervista pubblicata il 30-01-2024 alle 17:23 sul giornale del 31 gennaio 2024 - 558 letture






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