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intervista

Sempre più coppie scoppiano, quali le motivazioni?

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Nervosismo apparentemente immotivato, emotività eccessiva, difficoltà nella comunicazione e stanchezza. Anche una generica demotivazione a vivere momenti insieme, possono essere i primi sintomi di una crisi di coppia. Alcuni possono durare solo poche settimane, mentre altri possono protrarsi per mesi o persino anni. La durata dipende da diversi fattori, come la gravità del problema, la personalità dei partner coinvolti, e la loro capacità di comunicare e risolvere insieme i problemi. Quando un rapporto è in crisi, prima si comincia a parlarne con il partner, prima si può risolvere. Aprire la comunicazione sulle cause della crisi che si sta attraversando, senza chiudersi in se stessi, allontanandosi al tempo stesso dall’altro, consente di affrontarla con consapevolezza e maturità.

Prima di farsi la domanda perché le coppie scoppiano, ci si dovrebbe chiedere perché le coppie si mettono insieme e perché si sposano. Ho scoperto un elenco di motivazioni -così esordisce Stefania Pernisco, ginecologa e sessuologa- raggiunta telefonicamente, riguardo a un’inchiesta fatta da Forbes veramente spiazzante. Tra le motivazioni più importanti c’erano il bisogno di compagnia, bisogno di stabilità sociale, bisogno di stabilità economica e, in fondo, ma molto in fondo, c’era l’amore. Tutto ciò ci fa comprendere che la maggior parte dei divorzi, avviene perché c’è un errore all’origine, perché nessuno ci ha insegnato la sessualità, il modo di stare insieme, per cui i linguaggi dell’amore, la comunicazione, la sessualità sono argomenti a noi per la maggior parte sconosciuti Quindi, come si fa a stare in una cosa se non sai come si fa? Sicuramente siamo preparati a stare in coppia-questa è la frase di esordio della psicologa Elena Foddai- anche lei raggiunta telefonicamente, l’uomo ha bisogno della relazione. Probabilmente nei nostri giorni il peccato maggiore è l’incapacità di comunicare che rappresenta il filo conduttore rispetto a tutte le aree della nostra vita. Meno sappiamo comunicare, meno comunichiamo, più andiamo incontro ai disagi, al non detto, all’accumulo di quello che poi sono le cose che potrebbero risolversi velocemente. L’accumulo porta a detestarsi, porta a litigare, porta a non comprendersi più, per una mancanza di comunicazione e per un’incapacità di farlo.

Un altro contributo lo abbiamo richiesto all’avvocata Anna Galioto, matrimonialista, Presidente dell’AMI (Associazione matrimonialisti italiani per il Distretto della Corte di Appello di Palermo): “Tutti pensano che la motivazione principale sia il cosiddetto tradimento, in effetti, all’interno del tradimento si nascondono altre motivazioni diverse quali l’interferenza dei genitori dell’una o dell’altro all’interno di una coppia, oppure i coniugi crescono nella vita coniugale in maniera diversa, magari un coniuge si afferma e l’altro è geloso e cerca conforto in un terzo, oppure chi a un certo punto della propria vita decide di manifestare la sua vera natura sessuale e quindi comprende che non più continuare all’interno di una coppia etero e quindi si dichiara”.

Quante coppie si separano oggi? Il rapporto Istat “Matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi” riferito al 2022 rileva un ritorno ai livelli pre-pandemici per le separazioni (99.913, +24,5% rispetto al 2021) e i divorzi (85.192, +26,8%). Nonostante le semplificazioni sui divorzi apportate nel 2014, infatti, non tutte le separazioni, si trasformano poi in divorzi. In Italia avvengono in media 267 richieste di separazione al giorno, ovvero una ogni cinque minuti. La separazione indica che una coppia sposata vive separata, ma legalmente è ancora considerata sposata. Il divorzio, invece, rappresenta la fine legale di un matrimonio e, una volta che è stato finalizzato, entrambi i coniugi sono liberi di sposarsi di nuovo. L’Istat ha evidenziato nel tempo una crescita sostenuta ma costante dello scioglimento delle unioni. Nel 2015 in seguito all’introduzione del divorzio breve si è registrato un forte aumento rispetto all’anno prima, con circa ottantaduemila divorzi ai quali si sommavano le oltre novantaduemila coppie separate. Nel 2016 poi è arrivato un nuovo salto con novantanovemila divorzi e centomila separazioni. A viaggiare parallelamente al distacco tra coniugi è la responsabilità per la condizione dei figli, che resta il punto cardine per gli ex coniugi al fine di impedire danni emotivi. Scenari che nel 2006, quando è stata introdotta la legge 54 che prevede l’affido condiviso dei figli, si sperava di evitare.

Padri separati, ma prima di tutto, uomini succubi di una contestata applicazione della legge e spesso costretti ai margini della società a vivere in condizioni di bisogno di assistenza. E’ il ritratto che molti padri separati fanno di loro stessi, una situazione che coinvolge circa 4 milioni d’italiani, 800 mila sulla soglia di povertà, mediamente di 48 anni. Dall’altra parte, ex mogli che si fanno carico di gestire la famiglia e si trovano senza una fonte di reddito con problemi personali e professionali. Una realtà drammatica che il più delle volte porta ad alimentare livore e meschinità tra coppie con un’influenza negativa sui figli e che vede gli ex costretti a farsi ospitare da amici, a vivere in macchina o a mangiare alle mense delle associazioni di volontariato e a provvedere al mantenimento dei figli con il solo proprio stipendio.

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Questa è un'intervista pubblicata il 03-03-2024 alle 17:58 sul giornale del 04 marzo 2024 - 614 letture






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